Ultima modifica: 8 febbraio 2018
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“La banalità del male”

Lunedì 5 febbraio gli studenti del triennio hanno partecipato alla rappresentazione teatrale in occasione della Giornata della Memoria.

Lunedì 5 febbraio, quasi tutte le classi del triennio hanno celebrato la Giornata della Memoria assistendo, nell’Auditorium della Residenza “Il Parco” della BCC di Carate,  allo spettacolo teatrale scritto e  interpretato da Paola Bigatto, ”La banalità del male”, tratto dal saggio omonimo di Hannah Arendt.

Hannah Arendt presenziò alle centoquattordici udienze del processo ad Adolf Eichmann  come inviata del “The New Yorker”, e nel 1963 diede  alle stampe “La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme”, dove  sono raccolti e rielaborati gli articoli scritti per la rivista.

Questa è la descrizione che la Arendt riporta di Adolf Eichmann: “Non era stupido, era semplicemente senza idee (…). Questa lontananza dalla realtà e quella mancanza di idee possono essere molto più pericolose di tutti gli istinti malvagi che forse sono innati nell’uomo”.

Hannah Arendt perviene alla conclusione che le ragioni profonde dei crimini nazisti dipendono non tanto dalla cattiveria o dalla mostruosità di alcuni carnefici, ma dall’assenza di pensiero in uomini del tutto normali (“banali”, appunto) nella vita quotidiana e familiare, i quali, se inseriti in una macchina infernale quale era l’organizzazione nazista, si rendono complici di atroci crudeltà.

Si tratta di una “zona grigia” composta da uomini comuni, padri di famiglia, appartenenti a tutti i ceti, che non presentano particolari devianze o anomalie psicologiche, ma che semplicemente e banalmente risultano allineati agli ordini superiori.

Tali considerazioni costarono alla Arendt anche le critiche, spesso accese, dello stesso mondo ebraico, che vide in esse una insopportabile sottovalutazione del fenomeno nazista e delle sue disumane atrocità.

L’attrice Paola Bigatto immagina che la Arendt, professoressa di filosofia politica all’Università di Chicago nell’autunno del 1963, provocata dalle polemiche che l’hanno investita, improvvisi una lezione inconsueta, ricca di riflessioni filosofiche e contenuti storici: la nascita del nazismo, lo sterminio degli ebrei, il processo di Norimberga.

Ciò che emerge soprattutto è l’esempio morale offerto dalla Arendt osservatrice: un modello di lucidità critica, di implacabilità nel cercare una dolorosa oggettività e nel sottolineare duramente le verità scomode, le responsabilità  di tutti coloro che, protetti dall’alibi dell’obbedienza, hanno di fatto appoggiato la scelta dello sterminio.

La lezione – spettacolo si conclude significativamente con la storia di Anton Schmidt, un semplice caporale dell’esercito tedesco che sfugge al meccanismo del male banale e, trasgredendo agli ordini criminali, presta aiuto agli ebrei. Il suo esempio e il suo sacrificio dimostrano che la capacità di giudizio, unico antidoto al male banale, derivi dalla capacità di pensare: la riflessione e la formazione di una coscienza etica amplificano la percezione della nostra libertà e della nostra possibilità di attuare il bene.

Lo spettacolo è stato seguito con partecipazione ed interesse dagli studenti che, al termine della rappresentazione, hanno posto domande e proposto riflessioni, raccolte da Paola Bigatto, che ha sviluppato ulteriori considerazioni sul periodo storico del nazismo e sul pensiero di Hannah Arendt.